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    Solo tre giorni ancora per visitare a Casa Emergency la mostra 'All’ombra del Baobab'

    Ne avevamo parlato prima dell’apertura, ma finalmente abbiamo potuto vedere dal vivo la mostra ‘All’ombra del Baobab’ di Monika Bulaj che racconta in immagini un viaggio tra i progetti e gli ospedali dell’ANME (African Network of Medical Excellence), la rete sanitaria d’eccellenza di Emergency nata con l’obiettivo di costruire Centri medici d’eccellenza gratuiti in tutta l’Africa.

    La mostra è ospitata, solo fino a domenica, presso Casa Emergency e nel corso adiacente di via Santa Croce, a Milano. Abbiamo avuto una guida d’eccezione per la nostra visita, Simonetta Gola, Responsabile della comunicazione di Emergency, che ci ha raccontato il senso del progetto e del viaggio fotografico di Monika.

    Le fotografie raccontano dei centri d’eccellenza creati da Emergency nei paesi africani, come il Centro Salam di cardiochirurgia a Khartoum, in Sudan, e il Centro di chirurgia pediatrica di Entebbe. L’idea di Emergency è semplice: il fatto che le persone vivano in un paese povero non deve togliere il diritto di poter accedere a cure e terapie di primo livello. I pilastri fondamentali del progetto sono quindi l’eccellenza delle strutture sanitarie e la gratuità delle cure.
    Questa rete di centri di eccellenza sanitaria ha anche indubbi effetti positivi a cascata sulla qualità delle strutture in tutta la regione, anche in termini di qualità della formazione del personale e della rete di partner, come i laboratori di analisi. Inoltre è un progetto transnazionale, che in molti casi è in grado di creare dei ponti e delle relazioni anche tra paesi che per altre ragioni si trovano in conflitto.

    L’esposizione a CasaEmergency è stata organizzata anche grazie al contributo tecnico di Fujifilm Italia. Le fotografie esposte sono state stampate su carta fotografica Fujifilm, precisamente Fujicolor Crystal Archive Digital Paper Type DPII Matt, con esposizione digitale e procedimento a sviluppo chimico Tipo RA4. Questa carta fotografica all’alogenuro d’argento è generalmente utilizzata per le stampe da galleria e creata appositamente per i professionisti. Simonetta Gola ha sottolineato l’importanza dei partner in questo tipo di eventi: la politica della ONG è quella di dedicare più fondi possibile per i progetti sul campo e poter risparmiare sui costi. La collaborazione con la filiale italiana del marchio giapponese ha permesso di raggiungere lo scopo comunicativo della mostra con stampe di alta qualità, senza intaccare i fondi a disposizione per i progetti.

    Per chi fosse poi curioso in merito agli aspetti tecnici, il progetto “All’ombra del Baobab” è stato concepito e scattato con Fujifilm X-T4, la fotocamera mirrorless al momento al top della gamma del produttore nipponico.
    La mostra è attiva dal 9 al 22 maggio a Milano, a Casa Emergency, ad accesso libero e aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 12:00 alle ore 19:00, mentre sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00. Questo weekend è quindi l’ultimo per chi volesse vedere la mostra a Milano, che dovrebbe poi essere visibile nei prossimi mesi in altre città italiane. LEGGI TUTTO

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    Nikon Z 9 si aggiudica i premi Camera of the Year e Readers Award al Camera Grand Prix 2022

    Nikon Z 9 è una fotocamera mirrorless professionale che ha segnato il mercato dopo il suo ingresso. Una soluzione che punta a essere flessibile nell’utilizzo e per varie tipologie di stili così da permettere ai fotografi professionisti di utilizzare un solo corpo macchina per più lavori, senza scendere a particolari compromessi.

    Vantaggi e svantaggi di questa soluzione sono stati trattati all’interno della recensione. In generale l’accoglienza da parte del pubblico è stata più che buona e anche chi aveva puntato sull’ultima DSLR professionale della casa nipponica, Nikon D6, potrebbe aver cambiato idea vedendo le caratteristiche e le prestazioni della nuova mirrorless professionale. Le qualità sono state anche sottolineate dalla vincita di due premi, secondo quanto riportato in questi giorni.
    Nikon Z 9 vince due premi al Camera Grand Prix 2022
    Come annunciato in questi giorni, nell’edizione Camera Grand Prix 2022, premiazione annuale tenuta dalla Camera Journal Press Club (associazione di redattori tecnici di riviste e siti web specializzati in fotografia e fotocamere), a vincere i due prestigiosi premi di Camera of the Year e il Readers Award è stata proprio Nikon Z 9.
    Nelle varie categorie possono partecipare tutti i prodotti annunciati durante l’anno fiscale precedente nel periodo che va dall’1 aprile 2021 al 31 marzo 2022. Le motivazioni del Camera of the Year sono spiegate con le parole “Nikon Z 9 utilizza un sensore CMOS stacked da 45,71 megapixel effettivi e il processore d’immagine EXPEED 7 per offrire un live view ad alto refresh, i nove diversi rilevamenti dei soggetti con la maggior variabilità al mondo, un otturatore elettronico con soppressione della distorsione la fa diventare il fiore all’occhiello della linea di fotocamere Nikon Z. L’omissione di un otturatore meccanico è altamente valutata come liberante dalle vibrazioni dell’otturatore e dai problemi di durata dell’otturatore”.

    Per quanto riguarda invece il Readers Award le motivazioni sono diverse e riassumibili in diversi punti. La tecnologia integrata all’interno di questo modello la pone come punta di diamante della linea Z di Nikon e qualsiasi soggetto può essere catturato con questa fotocamera.
    Dimensioni, prestazioni e rapporto costo/prestazioni bilanciato sono sicuramente alcuni dei punti a favore. L’otturatore elettronico è ancora una volta una delle chiavi del successo di Nikon Z 9. Adatta a un utilizzo professionale. Capacità di riprendere filmati 4K senza limiti e 8K/30p per oltre due ore. L’EVF è innovativo e senza momenti di “buio”.
    Questi non sono i primi premi che vengono vinti dalla Nikon Z 9. In passato ha ricevuto anche quelli di Best of the Best nel Red Dot Award ma anche l’iF DESIGN AWARD 2022. Il successo a livello di premi sembra essere allineato al giudizio tecnico espresso nelle prove. Ora non resta che aspettare la contromossa della concorrenza, in particolare di Canon, con l’arrivo della nuova EOS R1.
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    La mostra fotografica Red Bull Illume arriva a Padova fino al 29 maggio

    Come abbiamo scritto recentemente, con l’arrivo del caldo estivo fioriscono anche le mostre fotografiche. Per esempio a Siena si sta tenendo la mostra Realtà Metafisica mentre a Ferrara c’è il Riaperture PhotoFestival 2022. Ma queste non sono le uniche realtà, per esempio a Padova è sbarcata da poco la mostra fotografica Red Bull Illume.

    Non è la prima volta che scriviamo di questa raccolta di scatti adrenalinici che puntano sulla spettacolarità sia delle azioni catturate sia del contesto stesso e della realizzazione delle fotografia. Al centro ci sono attività sportive estreme che catturano l’attenzione dello spettatore. Ora, per i più curiosi, ci sarà la possibilità di vederle nella zona di Padova.
    Le fotografie del Red Bull Illume in esposizione a Padova
    La mostra fotografica sarà esposta nei centri commerciali Ipercity e Le Brentelle che si trovano alle porte di Padova. Si tratterà di un’occasione imperdibile in quanto questa sarà l’unica tappa italiana della sesta edizione della mostra fotografica.

    Le strutture con le fotografie della mostra Red Bull Illume saranno in esposizione fino al 29 maggio. Ci sarà così modo di vedere le 56 immagini finaliste grazie anche all’ingresso libero durante l’attività dei due centri commerciali (che son per loro natura facilmente raggiungibili).

    I vincitori dell’ultima edizione del concorso fotografico sono stati annunciati a dicembre 2021 mentre gli scatti sono stati inseriti in un tour globale. Per migliorare la loro visione le fotografie sono inserite all’interno di appositi supporti illuminati (lightbox) da 2 x 2 metri che permette di avere una qualità superiore e ben diversa rispetto alla visione in digitale su smartphone o computer.
    Per chi fosse interessato a conoscere il mondo di Red Bull Illume o non potrà visitare l’esposizione a Padova, potrà navigare sul sito Web dedicato. Qui si trovano le varie gallerie d’immagini del concorso fotografico che si tiene dal 2007 e che è arrivato alla sua sesta edizione.
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    Venduta per 12 milioni di euro “Le Violon d'Ingres” di Man Ray. È la fotografia più costosa del mondo

    Tra le fotografie che hanno fatto la storia “Le Violon d’Ingres” è senza dubbio tra i massimi capolavori mondiali. La celebre fotografia dell’artista statunitense Man Ray ha stabilito un nuovo incredibile record, dopo essere stata venduta all’asta per 12,4 milioni di dollari presso la casa d’aste Christie’s.
    “Le Violon d’ingres”, Man Ray
    L’opera, scattata in bianco e nero nel 1924 dal pittore e fotografo americano, rappresenta il corpo di spalle di una donna sul quale sono stati aggiunte ƒƒ (effe) di risonanza che solitamente si trovano nella cassa dei violini. Man Ray è stato un’artista rivoluzionario, figura chiave dei movimenti d’avanguardia del dadaismo e del Surrealismo, ma soprattutto amante delle donne e del loro mistero.
    Venduta all’asta per 12 milioni la fotografia più celebre di Man Ray
    L’opera, venduta per 12,4 milioni di dollari ( 11,9 milioni di euro) ha superato ogni stima e previsione, dato che secondo Christie’s sarebbe stata aggiudicata per una cifra compresa tra i 5 e i 7 milioni di dollari. “Le Violon d’Ingres” è diventata così la fotografia più costosa mai venduta all’asta.
    Prima della vendita, il record per la fotografia più costosa era detenuto da “Rhine II” di Andreas Gursky, che è stato venduto da Christie’s per 4,3 milioni di dollari nel 2011.
    “Rhine II”, Andreas Gursky

    “La portata e l’influenza dell’immagine, allo stesso tempo romantica, misteriosa, birichina e giocosa, ha catturato le menti di tutti per quasi 100 anni. Come opera fotografica, non ha precedenti sul mercato”, ha dichiarato Darius Himes, responsabile internazionale delle fotografie di Christie’s.
    Le Violon d’Ingres: la storia della foto più costosa al mondo
    Emmanuel Radnitzky, in arte Man Ray, è stato trai principali esponenti dell’arte del XXI secolo, membro delle avanguardie come il dadaismo e il surrealismo. Le donne sono sempre stata la sua ossessione, sia a livello carnale che artistico. Infatti, Man Ray considerava le donne la vera ispirazione della sua arte. Tra le tante relazioni avute dall’artista americano, Alice Prin, conosciuta con lo pseudonimo di Kiki de Montparnasse, è stata sicuramente la più importante, nonché la donna che vediamo di spalle nell’opera “Le Violon D’ingres”.
    Kiki de Montparnasse e Man Ray
    Kiki era una ballerina, cantante e cabarettista molto famosa nella Parigi a cavallo delle due guerre, ma con un passato familiare molto travagliato. Dopo aver posato anche per altri celebri fotografi e pittori, come ad esempio Amedeo Modigliani, nel 1921 Kiki divenne la compagna e modella preferita di Man Ray.
    Nel 1924, Man Ray scattò la fotografia che avrebbe segnato la storia: “Le Violon d’Ingres”, che raffigura il corpo di Kiki di spalle seduta sul bordo di un letto con il viso girato di tre quarti verso sinistra. L’opera è stata infine conclusa aggiungendo con inchiostro nero due branchie di violino lungo i fianchi della modella.
    Ma cosa significa “Le Violon d’Ingres”? La spiegazione del titolo
    Molti si sono chiesti per quale motivo Man Ray ha intitolato l’opera “Le Violon d’Ingres”, un titolo alquanto strano per diversi motivi. “Ingres” deriva da Jean-Auguste-Dominique Ingres, uno dei maggiori esponenti della pittura neoclassica. La caratteristica di questo artista era che, oltre ad essere principalmente un superbo pittore, era anche un abile violinista. Insomma, Ingres era un pittore a tutti gli effetti, ma se non avesse avuto successo nell’arte lo avrebbe avuto sicuramente nella la musica.
    Da qui nacque a fine ottocento il celebre modo di dire francese: “avere un Violon d’ingres”, frase che si riferiva (e si riferisce tutt’oggi) a qualcuno che porta avanti con successo una propria passione, nonostante non sia il suo impiego principale.
    Attribuendo questo titolo all’opera, Man Ray voleva fare intendere quasi ironicamente che il suo violon d’Ingres era proprio Kiki de Montparnasse, o meglio le donne in generale, passione per il quale ha dedicato lo stesso tempo e la stessa dedizione che impiegò nell’arte. LEGGI TUTTO

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    Riaperture PhotoFestival 2022: dal 13 maggio a Ferrara la sesta edizione

    Con l’avvicinarsi del periodo più caldo ritornano anche una serie di festival, mostre ed esposizioni a tema fotografico. Recentemente abbiamo scritto della mostra fotografica All’ombra del Baobab della fotografa Monika Bulaj o di The People in Between, del parmense Marco Gualazzini. Ma non è ovviamente finita qui. Da oggi, 13 maggio, al 29 maggio riparte anche Riaperture PhotoFestival 2022.

    La manifestazione fotografica si sta tenendo a Ferrara ed è giunta alla sesta edizione. I visitatori potranno partecipare a incontri, visite guidate e molte altre attività che si terranno durante il giorno e, in alcuni casi, anche alla sera e di notte per rendere il tutto ancora più suggestivo. In questi giorni sono anche stati premiati i vincitori del concorso fotografico legato al festival. Ecco le informazioni principali.
    Le informazioni sul Riaperture PhotoFestival 2022 di Ferrara
    Come scritto sopra, durante la sestaedizione della manifestazione ci saranno ben diciassette visite guidate dove le guide d’eccezione saranno i fotografi che hanno realizzato gli scatti. Inoltre ci saranno anche dieci incontri con gli autori, tre workshop, e due eventi serali che prevedono anche il dj set. Evento ancora più particolare è la visita guidata in notturna in bicicletta.

    Riaperture PhotoFestival 2022 prevederà anche le aperture serali (Riaperture by Night) che si terranno i venerdì 13, 20 e 27 maggio dalle 18.00 alle 23.00. Questa sera, per esempio, alla sede dell’ex IPSIA, si potranno visitare mostre e godersi la musica del dj set.

    Gli incontri in programma avverranno alla Factory Grisù con il primo che è fissato per domani, 14 maggio. Il titolo è “sai cos’è il progetto SAI?” e a partecipare sarà il CIDAS insieme ai fotografi Valerio Muscella e Michele Lapini mentre a moderare la discussione ci sarà Gloria Carlini con Riccardo Furlati, Silvia Nodari e Ismail Swati.

    Per quanto riguarda il concorso fotografico legato a Riaperture PhotoFestival 2022, sono stati nominati i vincitori. A essere premiato è stato il progetto dal titolo Dove tu non sei di Fabio Ricciardiello. Seguono poi al secondo posto Sara Grimaldi con Ho visto Nina volare e Jacopo Rimedio con Transumanza al terzo posto. Per gli scatti singoli invece sono stati premiati i fotografi Chantal Pinzi con Shred the Patriarchy, Ilaria Milano con In movimento e infine Angelo Iodice con Praticare il riverbero – 02.
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    Da Fujifilm il proiettore a tiro ultracorto con ottica ripiegabile e ruotabile FP-Z6000

    I proiettori a tiro ultracorto sono sicuramente uno dei prodotti attorno al quale oggi c’è maggiore interesse in molti ambiti: museale, casalingo, business.
    Fujifilm FP-Z6000
    Anche Fujifilm ha alcune proposte nel settore e accanto ai modelli FP-Z5000 da 5.000 lumen del 2019 e FP-Z8000 da 8.000 lumen del 2021, lancia oggi un modello intermedio da 6.000 lumen, che – naturalmente – si chiama FP-Z6000.

    I proiettori della Serie Z sono dotati di un “obiettivo ripiegabile e ruotabile su due assi” per proiettare immagini in varie direzioni e da una distanza ravvicinata e anche il nuovo modello ripropone la stessa configurazione, con una sorgente luminosa laser. Il fatto di essere ripiegabile e sufficientemente leggero (18 chilogrammi) ne amplia la flessibilità di installazione. Il proiettore a una distanza dalla parete di 72 centimetri offre un’immagine di 100 pollici di diagonale.

    L’utilizzo di una lente asferica di grande diametro permette una funzione di Lens Shift ai vertici della categoria fino al 70% in verticale e al 35% in orizzontale, secondo i dati dichiarati da Fujifilm.

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    Samsung al lavoro sul modulo fotocamera da 200 megapixel per Galaxy S23

    Una simile indiscrezione era già emersa nel 2021 in merito al lancio dei nuovi Samsung Galaxy S22, ma alla fine il colosso coreano aveva optato per un modulo fotografico principale dotato di sensore da 50 megapixel per S22 e S22+ e da 108 megapixel per S22 Ultra, restando nel solco tracciato dai modelli precedenti.
    200 megapixel per il prossimo Samsung Galaxy S23?

    Dalla Corea del Sud il rumor torna però a farsi sentire: la divisione Wireless Business Division di Samsung Electronics e la sorella Samsung Electro-Mechanics sarebbero al lavoro sullo sviluppo di uno modulo fotocamera da ben 200 megapixel per il prossimo Samsung Galaxy S23. Samsung Electro-Mechanics, lo ricordiamo, è il principale fornitore di Samsung Electronics per quanto riguarda i moduli fotocamera.
    Le due compagnie sarebbero al lavoro ognuna su un proprio progetto, nell’ottica delle differenziazione e starebbero già parlando coi propri partner produttivi per la messa in opera del nuovo modulo.
    Il sensore non basta: il modulo conta anche altri elementi

    Samsung aveva presentato nel 2021 il primo sensore per smartphone da 200 megapixel, ma ben sappiamo come da solo il sensore non basti per fare una fotocamera, serve progettare anche tutto il resto dei componenti in modo da poter sfruttare al meglio l’incremento di risoluzione. Servono lenti in grado di fornire il giusto potere risolvente, ma anche processori e memorie sufficientemente veloci per reggere il flusso.
    Per Samsung si tratterebbe della prima grossa modifica del modulo principale dei propri smartphone top in gamma in quattro anni e probabilmente è una mossa che prepara il campo alla nuova sfida con Apple, che per iPhone 14 dovrebbe fare altrettanto, apportando le prime modifiche importanti all’hardware della fotocamera dopo sette anni, con un deciso incremento di risoluzione. LEGGI TUTTO

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    Albertino svela la nuova m2o: “Sarà la mia radio dance, per tutti. E con i big mondiali al mixer”

    Albertino, la storia di Radio Deejay. E dalla dance. Dal primo aprile direttore di m2o. In un paese musicalmente asfittico, sarà come un lancio nello spazio. Un ritorno all’essenza del mezzo. La radio come fonte di arricchimento, non più come mero sottofondo. Un punto di riferimento per un ‘movimento’ smarrito. “Nessun network oggi c’entra qualcosa […] LEGGI TUTTO