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    Voigtländer 28mm F2 Ultron: l'ultimo obiettivo di Cosina per Leica M

    Cosina ha presentato recentemente un terzetto di ottiche da 35 mm f/2.0 dedicate alle fotocamere Leica e Sony. La società nipponica però non si è fermata qui e in questi giorni ha annunciato anche il nuovo Voigtländer 28mm F2 Ultron della serie Vintage per fotocamere con attacco Leica M. Rimane immutata l’apertura massima del diaframma ma la lunghezza focale si riduce permettendo di avere un’inquadratura più ampia. Di seguito le specifiche tecniche di questo modello.

    Cosina Voigtländer 28mm F2 Ultron: le caratteristiche tecniche
    Il nuovo Voigtländer 28mm F2 Ultron ha un design ottico con 10 elementi suddivisi in 7 gruppi. Per migliorare la qualità delle immagini è presente una lente asferica (verso la fotocamera) e due lenti a bassa dispersione. Il design esterno invece richiama le storiche lenti utilizzate diversi anni fa, per la felicità degli utenti a cui piace l’aspetto Vintage.

    Il diaframma ha dieci lamelle con un’apertura massima di f/2.0 e minima di f/22. Cosina ha sottolineato come un valore massimo più contenuto rispetto ad altre soluzioni permette di contenere il prezzo, le dimensioni e il peso. Il tutto ovviamente senza dimenticare la qualità dell’immagine.
    La distanza minima di messa a fuoco è pari a 50 cm mentre quando si utilizza il telemetro si parte da 70 cm (è comunque possibile mettere a fuoco sfruttando la Live View). Come per altre ottiche di questo tipo, anche il Voigtländer 28mm F2 Ultron ha la messa a fuoco completamente manuale.

    Le dimensioni sono pari a 52 x 36 mm (Type I) e 51,4 x 36 mm (Type II) mentre anteriormente è possibile impiegare filtri da 39 mm. Il peso invece varia da 190 grammi fino ai 230 grammi in base al modello scelto. Le differenze principali tra i due modelli riguardano la disponibilità dei colori solo nero per Type I e nero e argento per Type II, quest’ultimo ha poi un sistema per la regolazione delle messa a fuoco con una scanalatura diversa. Il prezzo ufficiale in Giappone è pari a circa 776 euro (tasse escluse) con due paraluce disponibili opzionalmente. LEGGI TUTTO

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    Tamron 150-500mm F/5-6.7 Di III VC VXD è il nuovo teleobiettivo zoom flessibile nell'utilizzo

    Insieme al grandangolare 11-20 mm f/2.8 per fotocamere Sony APS-C è stato presentato anche il nuovo teleobiettivo zoom Tamron 150-500mm F/5-6.7 Di III VC VXD (Modello A057) per le mirrorless del produttore giapponese ma che utilizzano sensori full-frame. Un obiettivo che permette di avere una buona flessibilità di ripresa considerando che può spaziare da una lunghezza focale di 150 mm spingendosi poi fino a 500 mm senza compromettere (eccessivamente) la trasportabilità.

    Le caratteristiche tecniche del Tamron 150-500mm F/5-6.7 Di III VC VXD
    Il Tamron 150-500mm F/5-6.7 Di III VC VXD può contare su un design ottico che prevede uno schema con ben 25 elementi suddivisi in 16 gruppi. Per assicurare una qualità d’immagine elevata troviamo un elemento a bassissima dispersione, cinque elementi a bassa dispersione e due elementi asferici ibridi. Inoltre non manca il rivestimento BBAR-G2 (Broad-Band Anti-Reflection Generation 2) oltre a quello in fluorite per permettere un utilizzo anche all’esterno.

    Sempre in termini di resistenza alle intemperie sono presenti diverse guarnizioni che assicurano la resistenza ad acqua e polvere. Il diaframma ha un’apertura massima che varia da f/5 (150 mm) a f/6.7 (500 mm) mentre quella minima varia rispettivamente da f/22 a f/32. La sua struttura è composta da 7 lamelle (circolare).

    Il sistema di messa a fuoco è il VXD (Voice-coil eXtreme-torque Drive) con motore lineare ed è presente anche un sistema di riduzione delle vibrazioni VC (Vibration Compensation) con tre modalità tra le quali scegliere (standard, panning e priorità all’inquadratura). La distanza minima di messa a fuoco varia da 60 cm (150 mm) a 180 cm (500 mm) con un rapporto di ingrandimento di 1:3,1 e 1:3,7 rispettivamente. Sono supportate modalità avanzate di messa a fuoco come Fast Hybrid AF e Eye AF.

    Sul corpo dell’obiettivo sono presenti un sistema per evitare che si possa estendere inavvertitamente durante il trasporto, la possibilità di disabilitare la stabilizzazione, la possibilità di selezionare la modalità di stabilizzazione, la possibilità di scegliere la modalità di messa a fuoco e infine quella per limitare il range di messa a fuoco.

    Frontalmente il nuovo Tamron 150-500mm F/5-6.7 Di III VC VXD supporta filtri da 82 mm. Le dimensioni complessive sono pari a 93 x 209,6 mm con un peso di 1,73 kg (senza supporto per treppiede) o con l’aggiunta di altri 155 grammi quando si utilizza il supporto treppiede. Il prezzo negli USA arriva a 1400 dollari mentre la disponibilità è data per l’inizio di Giugno 2021. LEGGI TUTTO

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    Tamron 11-20mm F/2.8 Di III-A RXD: pensato per le mirrorless APS-C di Sony

    Dopo alcuni teaser rilasciati nel corso degli scorsi giorni è arrivata l’ufficialità per due nuovi obiettivi: stiamo parlando del Tamron 11-20mm F/2.8 Di III-A RXD e del 150-500mm f/5-6.7 Di III VC VXD. Si tratta di soluzioni pensate per scopi completamente diversi e per fotocamere diverse: nonostante entrambi siano destinati alle mirrorless di Sony, il primo è per le APS-C, il secondo per le full-frame.

    Le caratteristiche tecniche del Tamron 11-20mm F/2.8 Di III-A RXD
    Il nuovo Tamron 11-20mm F/2.8 Di III-A RXD (modello B060) sfrutta un design ottico composto da 12 elementi suddivisi in 10 gruppi. Non manca un rivestimento BBAR-G2 (Broad-Band Anti-Reflection Generation 2) che permette di ridurre flare e ghosting inoltre un rivestimento esterno in fluorite consente di non temere le intemperie. All’interno troviamo invece due lenti Glass Molded Aspherical (GM), un elemento a bassissima dispersione e due a bassa dispersione.

    Il diaframma ha un’apertura costante massima di f/2.8 mentre quella minima arriva a f/16 ed è costituito da 7 lamelle (circolare). Come intuibile dal nome, la lunghezza focale è di 11-20 mm pari a 16,5-30 mm nel formato 35 mm. La messa a fuoco avviene tramite il motore RXD (Rapid eXtra-silent stepping Drive) che permette di ottenere sia rapidità dei movimenti sia silenziosità.

    Sono supportate le funzionalità delle fotocamere Sony come Fast Hybrid AF e Eye AF permettendo quindi una messa a fuoco precisa e più semplice. La distanza minima di messa a fuoco è pari a 15 cm (11 mm) e 24 cm (20 mm) mentre il rapporto di ingrandimento varia rispettivamente da 1:4 a 1:7,6.

    Per chi lo utilizzerà per fotografia paesaggistica c’è la possibilità di utilizzare filtri frontali da 67 mm. Le dimensioni complessive sono pari a 73 x 86,2 mm mentre il peso tocca i 335 grammi. Il lancio ufficiale sul mercato italiano per il nuovo Tamron 11-20mm F/2.8 Di III-A RXD è previsto a Giugno 2021, anche se la pandemia potrebbe far slittare l’effettiva disponibilità. Il prezzo per il nostro Paese non è ancora disponibile, ma negli USA è fissato a 829 dollari. LEGGI TUTTO

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    Nuovi firmware per Nikon Z 7II, Z 6II, Z 7, Z 6, Z 5 e Z 50 in arrivo il 26 Aprile 2021

    Con un teaser in forma di comunicato stampa, la società nipponica ha annunciato che il 26 Aprile 2021 saranno rilasciati nuovi firmware per tutte le sue fotocamere mirrorless con attacco Z! Questo significa che gli utenti in possesso di Nikon Z 7II, Nikon Z 6II, Nikon Z 7, Nikon Z 6, Nikon Z 5 e Nikon Z 50 potranno avere nuove funzionalità oltre alla correzione di alcuni problemi.

    Secondo quanto riportato, per quanto riguarda Nikon Z 7II e Nikon Z 6II ci sarà il nuovo firmware 1.20 mentre si arriverà alla versione 3.30 per Z 7 e Z 6, per Z 5 invece il firmware sarà l’1.10 mentre la versione 2.10 è destinata alla Z 50. Ma cosa cambierà?
    Tutte le mirrorless fino a Nikon Z 7II avranno nuovi firmware
    Con il firmware in versione 1.20 per Nikon Z 7II e Z 6II ci saranno miglioramenti prestazionali per l’autofocus e in particolare sarà più prestante quando le condizioni di illuminazione ambientale sono difficili (poca luce). Sarà migliorato l’autofocus quando si utilizza un flash della linea Speedlight in scene dove è difficile rilevare i volti dei soggetti o gli occhi. Incrementata la visibilità quando si utilizza il Live View, inoltre i frame impiegati per la rilevazione di volti, occhi e per il tracciamento del soggetto sono stati migliorati.

    Come scritto sopra, ci sarà poi il firmware 3.30 per Nikon Z 7 e Z 6 e versione 2.10 per la Nikon Z 50 (l’unica APS-C). Questo aggiornamento comporterà l’aggiunta dell’opzione “salva posizione messa a fuoco” per salvare la posizione di messa a fuoco, a questo punto si potrà spegnere la fotocamera, riaccenderla e ritrovare la posizione salvata.
    Il nuovo firmware per Nikon Z 6 aggiungerà anche la funzione di registrazione e riproduzione dei memo vocali, che è stata annunciata con l’arrivo di Nikon D6, la DSLR professionale presentata lo scorso anno. Come dichiarato da Nikon, questa novità arriverà anche su Z 6II con un futuro aggiornamento firmware.
    Infine c’è il firmware 1.10 per Nikon Z 5 che promette una maggiore velocità per il rilevamento dell’autofocus in condizioni di scarsa illuminazione (quando si utilizza già l’impostazione dell’AF con poca luminosità). Inoltre, come per gli altri tre modelli citati più sopra, anche questa fotocamera, dopo l’aggiornamento, avrà l’opzione “salva posizione messa a fuoco”. LEGGI TUTTO

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    Sony FE 14mm F1.8 GM, ultra-grandangolare, ultra-compatto

    Un periodo, questo, di attività frenetica per Sony, che annuncia importanti tasselli a completamento del suo corredo di ottiche FE a un ritmo forsennato. Oggi è il turno dell’ultra-grandangolare FE 14mm F1.8 GMaster, che si inserisce a catalogo come il più grandangolare tra gli obiettivi a focale fissa, superando l’attuale 20mm f/1.8.
    Meglio di lui fanno solo i due zoom 12-24mm (f/2.8 Gmaster, qui recensito, e f/4 G), ma si tratta evidentemente di un’altra categoria di obiettivi, rispetto ai quali l’FE 14mm F1.8 GM mostra tutti i vantaggi della focale fissa: è infatti più economico di entrambi (in particolare, costa meno della metà dello zoom GM), ed è sensibilmente più compatto, pur essendo più luminoso.    
    Il tema della compattezza è in effetti centrale per questo prodotto, dato che l’FE 14mm F1.8 GM non è solo più compatto dello zoom, cosa di per sé naturale, ma è molto più compatto anche rispetto a diretti concorrenti come il 14mm F1.8 DG HSM di Sigma: (94,5x126mm e 1120g per il Sigma, 83×99,8mm e 460g per il Sony). Un tale divario a parità di apertura, e in presenza di uno schema ottico non drasticamente diverso (14 elementi in 11 gruppi il Sony, 16 elementi in 11 gruppi il Sigma), si spiega con la possibilità, per Sony, di progettare ottiche esclusivamente per il tiraggio delle sue mirrorless, mentre costruttori terzi come Sigma devono garantire compatibilità anche con il mondo reflex. Il vantaggio, in questo caso specifico, è molto netto.

    Nitidezza al centro. Dall’alto: f/1.8 – f/5.8 – f/16.

    Lo schema ottico include due elementi XA (eXtreme Aspherical), un ulteriore lente asferica “standard”, e tre elementi bassissima dispersione, due ED (Extra-low Dispersion) e un Super ED. La messa a fuoco è rigorosamente interna, flottante, ed è attuata da due motori lineari, che assicurano una risposta rapida e quasi completamente silenziosa.  
    La minima distanza di messa a fuoco di soli 25cm (27cm per il Sigma) consente riprese molto ravvicinate, che esaltano l’esasperazione della prospettiva tipica dei grandangolari utilizzati a ridosso del soggetto. Si tratta di un elemento di valutazione non secondario in questo tipo di ottica, spesso usata espressamente a questo scopo.  

    Nitidezza agli angoli. Dall’alto: f/1.8 – f/5.8 – f/16.

    La costruzione ricalca fedelmente i dettami della famiglia Gmaster. Le peculiarità della focale si esauriscono con la presenza del classico paraluce fisso a petalo e all’impossibilità di installare filtri a vite, sostituiti dai filtri posteriori in gelatina (analoga soluzione adottata anche dal 12-24 F2.8 GM). Da segnalare l’elemento frontale non porgente e per questo, in qualche misura protetto dal paraluce stesso, al contrario di quanto accade con altri grandangolari estremi.   

    La copertura Nano AR Coating II assicura le massime prestazioni antiriflesso oggi disponibili in casa Sony, e il rivestimento al fluoro nel facilita la pulizia; un “dettaglio”, quest’ultimo, sempre importante per questa tipologia di obiettivo.  

    Per il resto, osserviamo la stessa dotazione e la stessa struttura che contraddistingue tutte le ottiche GM: selettore AF/MF a sinistra, appena sotto il pulsante programmabile per default assegnato al blocco AF (così tutto è a portata del pollice della mano sinistra), selettore per abilitare o meno il click della ghiera dei diaframmi sul lato opposto. Quest’ultima misura circa 14mm, 8 dei quali zigrinati per impugnatura, e si chiude fino a f/16. Il diaframma è a 9 lamelle.
    Resa dei punti luce sfocati.
    La ghiera di messa a fuoco, anteriore e by-wire, misura invece circa 19mm e risulta estremamente fluida e precisa, al pari di tutti gli obiettivi GMaster da noi provati finora. Persino la corsa, circa 135°, sembra essere una costante in questa famiglia di prodotti.  
    Come ci hanno ormai abituato le attuali ottiche GMaster, nitidezza e potere risolvente sono ai massimi livelli. Notevole, in particolare, il confronto con il 12-24mm Gmaster al suo estremo grandangolare, uno tra i migliori zoom oggi disponibili per precisione ottica. Ebbene, che questo 14mm a focale fissa fosse superiore era scontato, ma ci ha stupito misurare quanto sia superiore!

    Lo zoom, a 12mm e montato sulla stessa At/ Mark IV, raggiungeva le 5000 LW/PH a f/8, questo 14mm le supera già a f/4. Lo zoom partiva alla sua massima apertura (f/2.8) con circa 2500 LW/PH, questo 14mm sfiora le 4000 LW/PH alla sua massima apertura, che però è f/1.8.  
    Nettissimo anche il divario agli angoli, laddove lo zoom arrivava a superare le 2000 LW/PH solo chiudendo il diaframma fino a f/5.6, mentre questo 14mm 2000 LW/PH le garantisce a qualunque diaframma, e arriva a f/8 oltre le 3700 LW/PH.   

    Ottime notizie anche in termini di distorsione: un 3% circa (ovviamente a barilotto) è un livello percettibile ma eccellente per questo tipo di focale. In questo caso il paragone con lo zoom è semplicemente improponibile, mentre più significativo è il confronto con il diretto rivale Sigma e con il Canon EF 14mm f/2.8L II, che fanno segnare entrambi analoghi punteggi nell’intorno del 3%. Il Sony FE 14mm F1.8 GMaster si unisce a loro, ai vertici della categoria.   

    La vignettatura a f/1.8 è molto evidente: poco oltre i 3 EV; chiudendo il diaframma ovviamente si riduce, ma mai a valori insignificanti – anche a diaframmi intermedi, agli angoli si perde oltre 1 EV. Da questo punto di vista, a livello ottico si sarebbe potuto fare meglio ma, come sempre, dove non arriva l’ottica arriva l’elettronica, annullando facilmente il problema in sede di sviluppo (o direttamente in-camera, qualora si scatti in JPEG).
    Resa delle sorgenti puntiformi (cielo stellato). Sopra: Al centro. Sotto: Agli angoli.

    Perfettamente sotto controllo l’aberrazione cromatica, anch’essa poco variabile al variare del diaframma ma, in questo caso, su valori intorno al singolo pixel (1,12px massimi @ f/1.8), vale a dire insignificanti considerata la quantità di pixel prodotta dalla A7R IV. Eccellente, per concludere, la resistenza al flare.

    Il Sony FE 14mm F1.8 GMaster sarà disponibile da Maggio 2021, al prezzo di listino di 1600 Euro – un posizionamento commerciale pressoché identico a quello del diretto concorrente Sigma. LEGGI TUTTO

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    Addio Charles Geschke, cofondatore di Adobe: dal PDF a Photoshop, una vita per l'innovazione

    Charles “Chuck” Geschke, cofondatore di Adobe e uno dei padri del PDF e di altri software, si è spento all’età di 81 anni. “Si tratta di un’enorme perdita per l’intera comunità di Adobe e l’industria tecnologica, per i quali è stata una guida e un eroe per decenni”, ha dichiarato il CEO di Adobe Shantanu Narayen in una lettera rivolta ai dipendenti.
    Insieme a John Warnock, Geschke ha sviluppato i software che hanno rivoluzionato il modo in cui le persone creano e comunicano. “Chuck ha instillato nell’azienda una spinta incessante verso l’innovazione, dando vita ad alcune delle invenzioni software più trasformative tra cui gli onnipresenti PDF, Acrobat, Illustrator, Premiere Pro e Photoshop”, ha aggiunto Narayen.

    Geschke ha conseguito un dottorato presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh, quindi è entrato allo Xerox Palo Alto Research Center, dove incontrò Warnock. I due lasciarono Xerox nel 1982 per fondare Adobe. Il loro primo prodotto fu Adobe PostScript, il linguaggio di programmazione che ha contribuito a dare impulso al settore del desktop publishing.
    Geschke ha rivestito il ruolo di direttore operativo (COO, chief operating officer) dal dicembre 1986 al luglio 1994 e quello di presidente da aprile 1989 fino al ritiro nell’aprile 2000. Ha inoltre presieduto il consiglio di amministrazione dal settembre 1997 fino al gennaio 2017, ed è stato membro del consiglio fino all’aprile scorso, quando ne divenne un componente emerito. Nel 2009 l’ex Presidente Obama insignì Warnock e Geschke della “National Medal of Technology”.
    “Non avrei mai potuto immaginare di avere un partner commerciale migliore, più simpatico o più capace”, ha detto Warnock. “Non avere Chuck nelle nostre vite lascerà un enorme vuoto e chi lo conosceva sarà d’accordo”.
    Oltre ai suoi contributi al mondo della tecnologia, Geschke è noto anche perché fu vittima di rapimento nel 1992. Due uomini lo rapirono mentre arrivava al lavoro e lo tennero in ostaggio per quattro giorni, chiedendo un riscatto. Alla fine, fu salvato dall’FBI.
    Sua moglie Nancy Geschke, 78 anni, ha dichiarato che sebbene il marito fosse molto orgoglioso di quanto conseguito sul fronte lavorativo, era un uomo molto legato alla famiglia, che era in cima alle sue priorità. “Si è sempre definito l’uomo più fortunato del mondo”, ha dichiarato la donna. LEGGI TUTTO

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    La Cappella degli Scrovegni come non l'avete mai vista. Il capolavoro di Giotto disponibile in alta definizione

    È un piacere per gli occhi ammirare gli affreschi di Giotto conservati nella Cappella degli Scrovegni a Padova, ma farlo a 360° nei minimi dettagli non ha prezzo. Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro di Haltadefinizione, società italiana specializzata nel settore della digitalizzazione in gigapixel di opere d’arte.
    Il capolavoro giottesco, commissionato da Enrico degli Scrovegni e realizzato tra il 1303 e il 1305, è riconosciuto in tutto il mondo come una delle massime espressioni dell’arte occidentale e di rivoluzione dell’arte medievale. Con gli affreschi della Cappella degli Scrovegni l’arte inizia una nuova era, tanto da considerare Giotto il primo artista moderno della storia.

    All’interno della Cappella dedicata alla Vergine annunziata, sotto la volta dal cielo azzurro stellato, troviamo lungo le pareti il ciclo degli affreschi riguardanti storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Giotto concepisce le pareti della Cappella come le pagine di un libro: si passa da Le Storie della Vita della Vergine, Le Storie della Vita di Gesù andando a concludere con il maestoso Giudizio Universale.

    La Cappella degli Scrovegni in alta definizione grazie alla tecnologia gigapixel
    Lo straordinario ciclo di affreschi è stato acquisito da Haltadefinizione, su concessione del Comune di Padova, proprietario del capolavoro. Dopo un anno dall’inizio dei lavori, la Cappella degli Scrovegni con i suoi affreschi è finalmente disponibile in alta definizione a 360° con tecnologia gigapixel. Il lavoro non è stato semplice, infatti sono serviti ben 14 mila scatti per rilevare l’intera superficie dipinta di circa 700 metri quadrati, e successivamente, un anno per la rielaborazione delle immagini. Il risultato lascia davvero senza parole. Pensate che Giotto, seppur con un probabile aiuto dei sui allievi, ha impiegato solo due anni per concludere tutto il ciclo di affreschi.
    Gli affreschi della Cappella in alta definizione sono disponibili a questo link.

    La tecnologia utilizzata permette di ammirare gli affreschi giotteschi in altissima definizione direttamente da casa, riuscendo a captare i minimi dettagli, anche quelli ineccepibili. Il visitatore virtuale potrà ingrandire decine di volte l’immagine senza perdere qualità, offrendo una visuale inarrivabile ad occhio nudo (neanche dal vivo) a causa delle distanze di sicurezza e dalla grandezza del monumento. Il registro superiore raggiunge 13 metri di altezza.

    Imperdibili i dettagli raffigurati nelle scene Gioacchino tra pastori, Annuncio dell’Angelo a Gioacchino e Incontro alla Porta Aurea. Infondo alla Cappella si rimane incantati davanti al maestoso Giudizio Universale, il celebre affresco che conclude il ciclo. Quella di Giotto rimarrà l’iconografia di riferimento per gli altri giudizi universali, compreso quello di Michelangelo conservato all’interno della Cappella Sistina.

    “La Cappella degli Scrovegni costituisce un nuovo importante traguardo per Haltadefinizione e si inserisce nel più ampio progetto di valorizzazione e accessibilità del patrimonio culturale italiano che abbiamo iniziato nel 2007 con l’Ultima Cena di Leonardo. Nel 2019 abbiamo siglato con il Ministero per i beni e le attività culturali un accordo per la valorizzazione e la promozione delle collezioni statali che ha portato importanti collaborazioni con la Galleria dell’Accademia di Firenze, la Pinacoteca di Brera e le Gallerie Nazionali di Arte Antica a Roma, per la valorizzazione e il monitoraggio delle collezioni. Ora siamo molto fieri di aggiungere il capolavoro di Giotto nel nostro database che si compone di oltre 600 immagini”, ha detto Luca Ponzio, fondatore di Haltadefinizione.

    La digitalizzazione delle opere continua a inglobare sempre più capolavori e ad offrire un’esperienza davvero unica, soprattutto in un periodo di restrizioni e di conseguente crisi del settore artistico-culturale. La soluzione proposta dal digitale è diventata di grande importanza nel mondo dell’arte, tanto che il Ministero della Cultura ha recentemente redatto un piano per la digitalizzazione del patrimonio. Inoltre, l’importanza della tecnologia e del digitale è fondamentale in termini di restauro, valorizzazione e fruizione del patrimonio, oltre a rappresentare una fonte rilevante per la comunicazione e la didattica.

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    Sigma annuncia una serie di aggiornamenti firmware per gli obiettivi con attacco L

    A fine Marzo 2021 era stato il momento del rilascio di una serie di aggiornamenti firmware per diversi obiettivi Sigma. Ora, la società nipponica ha annunciato una nuova campagna di aggiornamenti firmware dedicati alle ottiche con attacco L e in particolare a obiettivi fissi e una soluzione macro.

    I nuovi aggiornamenti firmware degli obiettivi Sigma
    Si inizia con il 35mm F1.4 DG HSM Art che, con il nuovo firmware, ha migliorato la precisione dell’autofocus quando accoppiato con la mirrorless full-frame fp L (presentata di recente). Inoltre è stata migliorata l’apertura del diaframma quando l’ottica è abbinata alla fotocamera Panasonic Lumix S1H.

    Novità anche per altri obiettivi fissi con ampia apertura proposti da Sigma: 20mm F1.4 DG HSM Art, 24mm F1.4 DG HSM Art, 85mm F1.4 DG HSM Art e 105mm F1.4 DG HSM Art. Anche in questo caso è stata migliorata la gestione dell’apertura del diaframma con la Lumix S1H. Inoltre, per i primi due modelli in elenco, è stato migliorato anche il valore della distanza minima di messa a fuoco visualizzata sulla fotocamera.
    L’ultimo obiettivo aggiornato è il Sigma 70mm F2.8 DG MACRO Art. In questo caso era stato rilevato un problema con l’autofocus. Il nuovo firmware ha risolto il malfunzionamento che prevedeva un autofocus instabile in alcune occasioni se si spostava l’AF da un soggetto a breve distanza a infinito e viceversa. Come sempre è consigliato l’aggiornamento per tutti i modelli elencati. LEGGI TUTTO