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    La regina delle Nevi: appuntamento il 16 gennaio in diretta streaming su Zoom

    La Regina delle Nevi, fiaba diretta da Valeria Freiberg, in diretta streaming su Zoom sabato 16 gennaio: ha avvio così la rassegna Le Fiabe della nostra infanzia, che prevede due appuntamenti mensili tra teatro, letteratura, musica e gioco
    Dal 16 gennaio ha avvio il nuovo progetto curato da Valeria Freiberg: Le Fiabe della nostra infanzia. In programma due appuntamenti mensili fra teatro, letteratura, musica e gioco. Gli eventi si svolgeranno in diretta streaming sulla piattaforma virtuale Zoom, protagonisti gli attori ed i musicisti della Compagnia Teatro A / Associazione Ariadne. Primo appuntamento sarà la messa in scena dello spettacolo La regina delle nevi, tratto dalla favola di Andersen e Schwarz, che replica a grande richiesta sabato 16 gennaio alle ore 17. La pièce torna ad essere allestita dopo il successo delle prime due date proiettate durante il periodo natalizio. Lo spettacolo è diretto da Valeria Freiberg. La Regina delle nevi racconta un viaggio, inteso non solo come l’esperienza che la bambina di nome Gherda compie alla ricerca dell’amico Kay, ma anche come percorso interiore, di crescita e costruzione della propria identità: un cammino emotivo che spinge la protagonista ad abbandonare il mondo dell’infanzia per avventurarsi verso la crescita. Uno spettacolo multimediale, ideato come un’articolata azione scenica capace di unire teatro di prosa, letteratura e musica: diverse discipline creative che si ispirano, si mescolano a vicenda per indagare e improvvisare sul destino dei personaggi di una fiaba più accattivante e variopinta, per raccontarla come un poema fantastico intessuto di giochi teatrali e musicali. Una delle favole più famose del mondo, è stata narrata in centinaia di versioni mondiali, costituendo l’eredità culturale di numerosi popoli. Viene proposta in forma di lettura drammatizzata. Si narra il miracolo di un’amicizia sincera, la solidarietà che riscalda, il divertimento dei giochi natalizi vicino al camino.

    Realizzata in chiave ironico e divertente è un vero e proprio trionfo di musica, colori, divertimento e poesia per i bambini. Lo spazio della favola è innanzitutto quello di una città innominata, che si articola in una moltitudine di sotto-spazi: piazza, boschi, palazzo reale, corridoi, tana dei briganti, ghiacci del Polo Nord. Ci sono la neve, la nebbia, le luci soffuse di un interno intimo e caldo, le atmosfere di un paese che pure non è nominato, ma continuamente alluso, descritto, additato da qualche riferimento esplicito, o proclamato, di fatto, dall'espressione delle voci degli attori che parlano saltando da un danese storpiato ad un italiano aulico, arricchito qua e là dalle sfumature regionali con accenti esplicitamente epici.
 La Regina delle Nevi è una storia piena di significati e messaggi universali. Il viaggio che Gherda intraprende per ritrovare Kay è una metafora del passaggio dalla fanciullezza all’età dell’adolescenza. La scheggia di ghiaccio finita nel cuore di Kay è quella che un po’ tutti oggi conserviamo nel cuore in attesa di un amore sincero che riuscirà a scioglierla. Sottolinea Valeria Freiberg: “È una favola davvero attuale perché racconta la vittoria delle forze del cuore. È l’augurio che l’amore, inteso come comprensione e fiducia, possa vincere l’indifferenza e la rabbia. La pandemia ci sta dimostrando che solo amore, solidarietà e empatia, termini un po’ tralasciati nel passato, aiutino a superare le difficoltà e distanze. La Regina parla proprio di questo. Oggi – come ai tempi di Andersen – la minaccia di raffreddare i nostri cuori è grande. Dobbiamo salvaguardare i nostri cuori e quelli dei nostri bambini”.

    Età consigliata: 5+
    Prenotazione obbligatoria
    Visione Gratuita per coloro che si sono prenotati entro il 31/12/20
    Inviando una e-mail all’indirizzo ateatro.assariadne@gmail.com al momento della prenotazione sarà inviato un link a cui collegarsi
    Costo biglietto 2,50€ (Link del conto PayPal: https://www.paypal.com/paypalme/CompagniaTeatroA)
    INFO:http://compagniateatroa.it LEGGI TUTTO

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    Penso che un sogno così: Beppe Fiorello porta in tv suo padre e Domenico Modugno

    Penso che un sogno così – Giuseppe Fiorello

    Beppe Fiorello porta in tv su Rai1 il suo spettacolo autobiografico, raccontando suo padre e Domenico Modugno: con lui grandi ospiti, da Rosario Fiorello a Pierfrancesco Favino
    Un viaggio intenso, profondo, a tratti ameno, a tratti toccante, che parte dal profondo Sud e attraversa l’Italia intera, che vola sull’infanzia, le origini, le vicende buffe, quelle dolorose e altre incredibili e divertenti. A compierlo Giuseppe Fiorello, protagonista della serata evento Penso che un sogno così, in onda lunedì 11 gennaio alle 21.25 su Rai1.

    Sarà un racconto basato su temi universali come la famiglia, il lavoro, il progresso e l’immigrazione dei nostri nonni. In un “volo immaginario” Beppe Fiorello invita i protagonisti della sua vita ad uscire dalla memoria, li porta in scena e rende il pubblico partecipe di un emozionante gioco di specchi tra lui e il padre. In parallelo, verrà raccontata la crescita musicale di Domenico Modugno che, con le sue canzoni, ha accompagnato la vita della famiglia Fiorello: ogni scena avrà infatti il suo sottofondo musicale.
    Sul palco, oltre ad un corpo di ballo straordinario, anche due musicisti d’eccezione: Daniele Bonaviri, uno dei più bravi chitarristi italiani e Fabrizio Palma, musicista e arrangiatore.Eleonora Abbagnato, Pierfrancesco Favino, Paola Turci, Serena Rossi, Francesca Chillemi e Rosario Fiorello accompagneranno Giuseppe Fiorello in questo racconto diventando parte integrante della narrazione, che scorrendo fluida e ritmata crea una magia inaspettata e coinvolgente.
    Spiega Beppe Fiorello: «Questo ‘sogno’ che porto in televisione è un tracciato di quello che sono, è un tributo alla timidezza attraverso la quale vi farò vivere il mio rapporto con la vita, regalo una parte della mia famiglia e alla mia famiglia regalo quei silenzi di bambino ora decifrati e risolti. Attraverso le musiche di Domenico Modugno creo un filo conduttore tra lui e mio padre che è il vero protagonista di questa storia. Per una questione fisica, di una somiglianza che a tratti sembra molto fraterna, dai baffetti allo sguardo, alla voce, e per velleità artistiche dell’uno e dell’altro, è un incrocio di vite, di destini, di passato e di futuro.
    Il racconto parte da molto lontano con un fatto apparentemente surreale sulla prima volta che da bambino ascoltai un brano di Modugno per via di un personaggio bizzarro del mio paese che mi volle regalare un suo disco, fino ad arrivare al presente mettendo in scena il tema del destino che volle mettermi di fronte ad una scena che per me sarebbe stata più che un lavoro… interpretare Modugno. Svelerò ogni paura, ogni istante di quei mesi in cui mi trovai davanti ad uno specchio a decidere se assumermi o meno quella grande responsabilità, e poi la prima volta che entrai a casa di Mimmo…
    In scena si esegue un repertorio di brani molto vasto tra cui canzoni meno note, cantate e suonate dal vivo, si raccontano incontri importanti come quello con Pier Paolo Pasolini e si attraversano temi anche forti senza mai mettersi su una cattedra a spiegarne il metamorfico significato ma lasciando liberi gli spettatori di crearsi il loro immaginario. Un racconto dedicato esclusivamente a mia madre Sarina, l’unico grande amore di mio padre». LEGGI TUTTO

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    Spettacolo dal vivo e Coronavirus: proposto al Mibact il patto per le arti performative

    Nasce il “patto per le arti performative”: federazioni, associazioni e formazioni indipendenti di teatro, musica, danza e circo propongono al Mibact un manifesto per valorizzare, tutelare e sostenere lo spettacolo dal vivo
    Il mondo dello spettacolo dal vivo, nelle sue diverse espressioni e attività, messo nelle condizioni giuste per operare, contribuirà alla ripresa culturale, economica e morale del nostro Paese, anche attraverso un fortissimo rilancio della fruizione dell’immenso patrimonio culturale e artistico d’Italia, ponendo in primo piano il suo ruolo aggregativo, formativo, creatore di benessere, distensivo e sociale.

    Roma, 7 gennaio 2021
    “Come abbiamo ampiamente compreso e purtroppo constatato, il 2021 sarà ancora un anno fuori dall’ordinario e quindi il nostro impegno dovrà essere straordinario nella costruzione del prossimo futuro delle arti performative, nell’ambito di una nuova visione per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese”. Lo sostengono unitariamente i responsabili delle organizzazioni firmatarie del Patto per le Arti Performative che lanciano un Manifesto al MIBACT.
    Sono dieci le organizzazioni appartenenti a tutti i settori dello Spettacolo dal Vivo che hanno sottoscritto il Patto: ANAP (Associazione Nazionale Arti Performative), APS (Libera Associazione Lavoratori Spettacolo); CeNDIC (Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea); Fed.It.Art. (Federazione Italiana Artisti); Forum Nazionale per l’Educazione Musicale; Indies (La Casa della Musica Indipendente); Movimento Spettacolo dal Vivo; SIEDAS (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo); StaGe! (Stati Generali Musica Indipendente ed Emergente); UTR (Unione Teatri di Roma).
    In sintesi alcuni punti del Manifesto: allineare l’investimento culturale dello stato italiano alla media della spesa europea; valorizzare la creatività artistica e l’utilità sociale, culturale, formativa ed economica dello spettacolo dal vivo e delle arti performative; identificare le imprese culturali e tutte le categorie dei lavoratori del settore con uno specifico registro; abolire il Fus e creare un nuovo Fondo Unico per le Arti Performative in accordo con le Regioni.
    IL MANIFESTO INTEGRALE
    In qualità di Federazioni, Associazioni e Formazioni indipendenti di Teatro, Musica, Danza e Circo che sottoscrivono il presente Manifesto con il nome di Patto per le Arti Performative, ci siamo riuniti con l’intento di proporre un intervento costruttivo per collaborare alla realizzazione di una nuova politica culturale del Paese, portando e rappresentando istanze in grado di produrre mutamenti e trasformazioni necessari al bene comune dello Spettacolo dal Vivo e, di conseguenza, alla coesione sociale e al benessere collettivo.
    Come abbiamo ampiamente compreso e purtroppo constatato, il 2021 sarà ancora un anno fuori dall’ordinario e quindi il nostro impegno dovrà essere straordinario nella costruzione del prossimo futuro delle arti performative, nell’ambito di una nuova visione per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del nostro Paese.
    Abbiamo l’occasione di gettare le basi per una autentica politica culturale, che porti al superamento delle tante lacune, discrezionalità e anacronismi presenti nell’ordinamento del comparto dello Spettacolo dal Vivo, problematiche che sono presenti da molto tempo e che la pandemia ha messo ancor più in chiara luce.
    Questa è un’opportunità che abbiamo il dovere di cogliere a favore di tutto il settore dei lavoratori e degli operatori dello spettacolo e, ripetiamo, per quello che questo comparto rappresenta, per il nostro Paese e nell’interesse di tutti i cittadini.
    Pertanto, in questo anno di transizione, dobbiamo proporre e realizzare azioni condivise, per adeguare l’approccio e l’impianto normativo del comparto a una realtà ormai evoluta. Riteniamo che l’attuale Tavolo Permanente per lo Spettacolo dal Vivo presso il Mibact sia una iniziativa veramente lodevole, che vada sostenuta come luogo di ascolto, confronto, realizzazione di istanze e proposte anche per la ripartenza di tutto il settore.
    Qualora questo Tavolo di confronto non dovesse rivelarsi realmente efficace e operativo, il Patto per le Arti Performative, composto da organizzazioni appartenenti a tutti i settori dello Spettacolo dal Vivo – Teatro, Musica, Danza e Circo – richiederà incontri diretti sia con il Ministro, sia con i dirigenti responsabili del MIBACT per un confronto trasparente.
    Considerata la natura di sintesi di questo documento, evidenziamo di seguito i temi per una nuova politica culturale che verranno articolati e illustrati successivamente in documenti dettagliati, per esplicare motivazioni e modalità delle azioni da portare avanti, anche in previsione della nascita degli Stati Generali per lo spettacolo dal vivo: valorizzazione della creatività artistica e dello Spettacolo dal Vivo come strumento formativo ed educativo considerazione dell’utilità sociale e culturale dello Spettacolo e delle Arti Performative necessità di allineare l’investimento culturale dello Stato italiano alla media della spesa europea (pur riconoscendo gli incrementi già adottati dal MIBACT) definizione delle Imprese Culturali e creazione di uno specifico registro identificazione e riconoscimento di tutte le categorie dei lavoratori dello spettacolo con un apposito registro di identificazione ridefinizione dei princìpi e delle relative norme che regolano l’intervento economico delle Istituzioni a favore dello Spettacolo dal Vivo, abbandonando l’attuale FUS, per creare un nuovo Fondo Unico per le Arti Performative in accordo con le Regioni attuazione di una reale semplificazione amministrativa e un modus agendi unificato e comune per tutti gli enti pubblici (Ministero, Regioni, Comuni) ed enti pubblici economici e non.
    Il mondo dello spettacolo dal vivo, nelle sue diverse espressioni e attività, messo nelle condizioni giuste per operare, contribuirà alla ripresa culturale, economica e morale del nostro Paese, anche attraverso un fortissimo rilancio della fruizione dell’immenso patrimonio culturale e artistico d’Italia, ponendo in primo piano il suo ruolo aggregativo, formativo, creatore di benessere, distensivo e sociale.
    I FIRMATARI
    ANAP (Associazione Nazionale Arti Performative), APS (Libera Associazione Lavoratori Spettacolo); CeNDIC (Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea); Fed.It.Art. (Federazione Italiana Artisti); Forum Nazionale per l’Educazione Musicale; Indies (La Casa della Musica Indipendente); Movimento Spettacolo dal Vivo; SIEDAS (Società Italiana Esperti di Diritto delle Arti e dello Spettacolo); StaGe! (Stati Generali Musica Indipendente ed Emergente); UTR (Unione Teatri di Roma). LEGGI TUTTO

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    Teatro Vascello: Kustermann e Zanis leggono La vita istruzioni per l’uso di Perec

    Teatro Vascello, Manuela Kustermann e Alkis Zanis leggono La vita istruzioni per l’uso di George Perec: in Live streaming dal 15 gennaio 2021, il venerdì alle ore 21 e il sabato alle ore 19
    Il teatro Vascello e la sua compagnia La Fabbrica dell’Attore, in una sorta di resilienza a oltranza dettata dallo stato attuale in cui versa l’Italia e il mondo intero a causa della pandemia di Covid 19, decidono di realizzare una serie di letture a puntate del romanzo La vita istruzioni per l’uso di George Perec, un romanzo che verrà letto in diretta streaming dal Teatro Vascello (qui il sito internet ufficiale) dal 15 gennaio 2021 con appuntamento bisettimanale il venerdì alle ore 21 e il sabato alle ore 19. Gli attori che si alterneranno in questa sorprendente e avvincente maratona letteraria saranno la direttrice artistica e curatrice del progetto Manuela Kustermann e Alkis Zanis, attore di lungo corso che collabora con la produzione I Menecmi (ultimo spettacolo a firma di Memè Perlini, realizzato al Vascello nel 2011).

    L’idea di proporre al pubblico una maratona letteraria al momento è sembrata l’unica alternativa valida in attesa di ritornare a vedere gli spettacoli teatrali in presenza. Una scelta dettata anche dalla necessità di garantire continuità lavorativa al nucleo fondante e gestionale del teatro Vascello, ma anche un modo di tenere acceso un legame con il proprio pubblico, anch’esso disorientato da questo terribile momento. Produrre uno streaming letterario è sembrato un atto artistico che ha in sé un retropensiero atto a non distorcere il carattere di una produzione teatrale per la rappresentazione dal vivo e in presenza di pubblico.

    Note di produzione 
    La vita istruzioni per l’uso di George Perec è un meccanismo ingegnoso e che ha divertito migliaia di lettori in tutto il mondo. Il libro è ambientato in un vecchio palazzo parigino di dieci piani situato in una strada inventata al quale Perec dà forma e contenuto infondendogli vita in 500 pagine che contengono 700 storie che si svolgono in 100 anni.
    Un iper romanzo adorato da Calvino, un ritratto maniacale di interni ed arredi, che si svolgono in 8 piani più il pianoterra e le cantine con molti appartamenti di varie grandezze con numerose stanze.  Un caseggiato rettangolare, un quadrato allungato di 10 caselle per lato, per un totale di 100 caselle come su una scacchiera.
    La narrazione di Perec procede come la pedina del cavallo negli scacchi, di stanza in stanza (ogni stanza una casella) senza mai tornare nella stessa camera, (si può tornare nello stesso appartamento, solo se questo ha più stanze). Ciascuna camera-casella rappresenta un capitolo, ma i capitoli sono 99 più un preambolo e un epilogo e non 100 come si potrebbe pensare, il perché si scoprirà solo alla fine del libro.
    Il libro di Perec oltre ad essere concepito come una scacchiera è soprattutto immaginato come un puzzle; il libro infatti è composto da moltissimi frammenti, tanti capitoli e racconti che assumono senso solo se combinati tra loro. Come dice Perec: un pezzo del puzzle se preso da solo non può restituire un’idea dell’insieme che andrà a costituire l’elemento non preesiste all’insieme, non è più immediato né più antico, non sono gli elementi a determinare l’insieme, ma l’insieme a determinare l’elemento.
    È curioso notare che il termine francese per definire il singolo pezzo di un puzzle: piéce è lo stesso per indicare la stanza di un appartamento. Ogni appartamento ha una sua storia, un suo insieme che si definisce attraverso una serie di collegamenti reciproci e non, nel tempo e nello spazio.
    Ciascun elemento può far scaturire un’infinità di storie, una continua proliferazione di racconti, come in una scatola cinese, una storia ne contiene un’altra che a sua volta ne racchiude un’altra e così via. Un libro potenzialmente infinito, un genere letterario per cui Calvino coniò la definizione Iper romanzo.
    Un libro che è anche un dizionario, un’enciclopedia, pieno di eventi, racconti, personaggi, luoghi, ricordi, un mondo letterario in cui possa rispecchiarsi il mondo reale. Perec cerca di fermare il tempo descrivendo la vita minuziosamente e elencando le cose nel loro dettaglio più infinitesimale, ma in realtà il libro copre solo una giornata, il 23 giugno del 1975 poco prima delle 8 di sera.
    Un capolavoro assoluto scritto in 9 anni da un geniale ebreo polacco nato il 7 Marzo 1936 e morto il 3 Marzo 1982. LEGGI TUTTO

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    Rai Documentari presenta Il nostro Eduardo, uno speciale sul grande De Filippo

    Rai Documentari presenta Il nostro Eduardo, il 9 Gennaio in seconda serata su Rai1: a 120 anni dalla nascita, per la prima volta i nipoti aprono l’archivio e l’album di famiglia per svelare il “nostro” Eduardo De Filippo
    In occasione dei 120 anni dalla nascita di Eduardo De Filippo, Rai Documentari presenta Il nostro Eduardo, un racconto inedito e intimo del grande attore napoletano attraverso la sua famiglia, dalla viva voce dei nipoti. Matteo, Tommaso e Luisella hanno aperto i cassetti di casa e tirato fuori fotografie e filmini inediti, insieme a tante lettere, scoprendo il volto intimo e inedito di Eduardo, lontano dalle rappresentazioni spesso trasfigurate dal tempo.

    Il documentario è preceduto dal ricordo di Marisa Laurito in cui l’attrice napoletana rievoca con commozione il suo incontro a 21 anni e l’ingaggio nella compagnia di Eduardo. La regia di Didi Gnocchi e Michele Mally mette in evidenza tutto ciò che nell’opera di Eduardo, ma anche nella sua attitudine alla vita, è estremamente contemporaneo. Le sue commedie, considerate un classico del Teatro, hanno contenuti e significati che arrivano a noi con la stessa forza dell’epoca in cui sono stati scritti. Eduardo mette in scena con estrema semplicità temi universali e sempre attuali: la crisi della famiglia, il rapporto tra padri e figli e tra uomo e donna, il disagio nella perdita dei valori, le tensioni e i conflitti individuali, il senso del dovere e la vendetta; ma soprattutto la ricerca della verità, che dia senso alla vita di tutti i giorni, scoprendo falsità e inganni generati sia dalle debolezze dell’uomo che dall’inasprimento e dalla competitività della società.
    Nel racconto traspare un Eduardo che vede lontano dentro e fuori dalla famiglia, dalla società e da sé stesso. Il teatro è il luogo della sua vita: è l’unico posto dove trova pace perché lì, e nelle ore in cui scrive le sue commedie, riesce a sciogliere e risolvere i nodi dell’esistenza e del suo trauma di figlio illegittimo, insieme ai fratelli Peppino e Titina, di Eduardo Scarpetta, il più famoso attore e commediografo dell’epoca. Il teatro, cura e terapia della sua anima, diventa così uno straordinario osservatorio delle anime dell’uomo moderno, volubile, pronto al compromesso, contraddittorio, fragile, ma sempre in cerca di una via d’uscita, anche grazie alla forza dell’immaginazione, che restituisca l’armonia mancata nella sua infanzia.
    Eduardo ci parla con una lingua che non ha bisogno di nessun intervento di ‘modernizzazione’. “È questo l’Eduardo che i suoi nipoti ci raccontano ne Il nostro Eduardo, che grazie a Rai Documentari,  sarà  trasmesso sulla prima rete RAI e condiviso con il grande pubblico” commenta Didi Gnocchi, sceneggiatrice e regista del documentario. “Un Eduardo De Filippo precursore dei tempi, la cui creatività, che parte da Napoli per arrivare al mondo intero, riesce a parlare a tutti con un’apparente semplicità che cela la grandezza universale di questo uomo e del suo teatro”. LEGGI TUTTO

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    Addio a Mario Santonastaso, attore e cabarettista: celebre il duo col fratello Pippo

    Mario e Pippo Santonastaso

    E’ morto l’attore e cabarettista Mario Santonastaso, volto noto del piccolo schermo negli anni ’70 e ’80 e del teatro: celebre il duo con il fratello Pippo Santonastaso, furono tra i precursori del cabaret in Italia
    Mario Santonastaso, noto attore e cabarettista, celebre per il duo formato con il fratello Pippo, è morto a Bologna all’età di 83 anni.

    Mario Santonastaso ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 come chitarrista del gruppo beat I Ricercati. Con il fratello Pippo Santonastaso forma un celebre duo, in cui è chitarrista e fa da spalla a Pippo, sfruttando la verve comica di quest’ultimo. L’altra sorella, Lucia, è stata invece una cantante. Insieme ai Gufi, Cochi e Renato, Enzo Jannacci, Felice Andreasi, i Santonastaso sono stati tra i precursori del cabaret, genere che in Italia ancora non esisteva, muovendo i primi passi al Derby Club di Milano.
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    L’esordio in tv e conseguente successo arriva nel 1970 grazie al programma Ti piace la mia faccia? di Marcello Marchesi, seguita da Per un gradino in più e Chi è di scena?. I fratelli Santonastaso ottengono anche un’intera trasmissione, Uno + Uno = Duo, che hanno successivamente riproposto anche a teatro. Condizioni grottesche, momenti paradossali, surrealismo esasperato, mimica e fantasia, uniti ad un pizzico di follia e all’immancabile chitarra, rendono gradevoli le strampalate situazioni create dai due comici, i cui intermezzi vengono apprezzati da spettatori di tutte le età.
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    Per circa un ventennio i Santonastaso sono stati ospiti di molti show televisivi, tra cui l’edizione del 1977-78 di Domenica In (Uffa, domani è lunedì), come presenza fissa nel cast del programma di Corrado Gran Canal. A differenza del fratello Pippo, Mario non ha avuto una carriera cinematografica, concentrandosi quasi unicamente sul teatro.
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    Teatro di Roma, dal 10 gennaio la quarta puntata di Metamorfosi Cabaret: ospite Filippo Timi

    Metamorfosi Cabaret: il 10 gennaio va in onda la quarta puntata del nuovo format diretto da Giorgio Barberio Corsetti, che continua il suo viaggio attraversando la città in compagnia di tante e tanti ospiti sul palco, tra cui Filippo Timi
    La compagnia ormai residente sul palco, e non solo, del Teatro Argentina – formata da Giorgio Barberio Corsetti, Giulia Trippetta, Francesca Astrei, Giovanni Prosperi e la Piccola Compagnia del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli – continua ad accogliere il pubblico nella sua casa d’eccezione domenica 10 gennaio (ore 19) per la quarta puntata di Metamorfosi Cabaret. Un appuntamento digitale che è divenuto in breve tempo consuetudine per moltissimi spettatori, il cui grande interesse è evidenziato da numeri in costante e quotidiana crescita che, ad oggi, hanno già registrato circa 26.000 visualizzazioni per un totale di oltre 70.000 utenti raggiunti, aprendo finestre di dialogo e mantenendo vivo il contatto fra pubblico e teatro.

    Attraverso l’inedito format in cinque appuntamenti – 23, 27 dicembre e 3 gennaio disponibili sul canale YouTube e 10 e 17 gennaio trasmesse in streaming sulla pagina Facebook del Teatro di Roma – per un ritratto plurale di Roma a cavallo tra teatro, cabaret e racconto del presente, si riallaccia il dialogo con i tanti volti della città in compagnia di attori, attrici, musicisti/e e rappresentanti della vita associativa, che nella penultima puntata avrà, tra gli ospiti sul palco, anche i contributi di Filippo Timi, Daniele Parisi, Laura Scarpini/mk, Vania Castelfranchi del Teatro Ygramul, sempre accompagnati dagli interventi musicali di Luca Nostro e Ivan Talarico.
    Metamorfosi Cabaret – Francesca Astrei ©photo Claudia Pajewski
    In un flusso leggero, spensierato, a tratti assurdo e onirico, che parte dalla città e attraversa il corpo, la letteratura antica si fa danza, per poi trasformarsi in poesia. Si comunica attraverso le parole, ma a volte queste si fanno stranamente inascoltabili, sembra dirci con ironia Daniele Parisi nel suo monologo, e sarebbe forse possibile capirsi davvero solo avendo trascorso del tempo gli uni nel corpo dell’altro e viceversa, come accadde a Tiresia, pastore indovino di cui Ovidio racconta il mito nelle sue Metamorfosi, e che viene qui interpretato da Giovanni Prosperi.
    Oppure ancora, «cosa accadrebbe se per comprenderci fino in fondo ognuno di noi indossasse la testa dell’altro?»: Francesca Astrei illustra le conseguenze surreali interpretando il brano Vorrei proprio sapere che cazzo c’è da ridere del regista e drammaturgo Rodrigo Garcia. Direttamente da un altro cabaret ­– metafisico più che metamorfico – accende poi questa puntata un ospite d’eccezione, Filippo Timi, che gioca con l’immaginario favoloso di Napoli per dar vita a una Immacolata Concezione ribaltata nel genere e trasfigurata nelle narrazioni.  Un corpo in trasformazione, questa volta grazie al movimento, è anche quello di Laura Scarpini della compagnia mk, che attraverso la sua danza rivoluziona lo spazio dell’Argentina nel momento stesso in cui lo abita e lo percorre. Si torna a esplorare la periferia romana raggiungendo San Basilio, dove Vania Castelfranchi, fondatore del Teatro Ygramul, racconterà com’è cambiata la realtà del loro teatro, e del quartiere, con l’avvento della pandemia. LEGGI TUTTO