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    Il telescopio spaziale James Webb ha catturato un’immagine delle aurore su Nettuno

    Negli scorsi giorni avevamo scritto della nuova immagine di Herbig-Haro 49/50 catturata dal telescopio spaziale James Webb. Si tratta di un oggetto che si trova relativamente vicino alla Terra, a “soli” 630 anni luce. La bellezza delle sue forme e dei suoi colori e i nuovi dati utili per gli scienziati sono molto interessanti sia per gli addetti ai lavori che per utenti non direttamente interessati all’astronomia. Il JWST però può osservare oggetti ben più vicini, come nel caso della nuova immagine di Nettuno e delle sue aurore.

    Immagine di JWST e HST unite
    I dati delle osservazioni sono state inserite nello studio dal titolo Discovery of H3+ and infrared aurorae at Neptune with JWST. Si tratta della prima volta che il telescopio spaziale James Webb ha catturato un’attività aurorale su Nettuno anche se era nota questa possibilità già da precedenti osservazioni con altri strumenti, per esempio grazie al flyby di Voyager 2 nel 1989, anche se rispetto ad altri pianeti (come Giove, Saturno e Urano) di questi fenomeni abbiamo una quantità inferiore di dati.

    In particolare è stato impiegato lo strumento NIRSpec (spettrografo per il vicino infrarosso) dove le aurore di Nettuno risplendono e con il quale è possibile raccogliere molti dati utilizzando i filtri G395 e F290LP. Le informazioni sono state catturate a giugno 2023 e comprendono anche la composizione e la temperatura dell’atmosfera superiore (chiamata ionosfera) del pianeta gassoso.
    Henrik Melin (della Northumbria University) ha dichiarato “sono rimasto stupito, l’atmosfera superiore di Nettuno si è raffreddata di diverse centinaia di gradi. In effetti, la temperatura nel 2023 era poco più della metà di quella nel 1989”. Questo è importante in quanto temperature inferiori permettono solo aurore più deboli e meno visibili ed è probabilmente la ragione per la quale sono “sfuggite” finora.

    Tra le altre informazioni che il telescopio spaziale James Webb ha permesso di raccogliere c’è la presenza di H3+ che era stato rilevato già sugli altri giganti gassosi mentre era più sfuggente per Nettuno. Ora è stata ottenuta la conferma della presenza di idrogenonio anche per quest’ultimo.
    Stando alle immagini ottenute dal JWST, l’attività aurorale su Nettuno non è solo confinata per lo più ai poli (come succede sulla Terra) ma può arrivare anche a medie latitudini. Questo è possibile grazie al campo magnetico del pianeta che è inclinato di 47° rispetto all’asse di rotazione. Lo studio delle aurore permetterà di comprendere come il campo magnetico di Nettuno interagisce con le particelle che arrivano dal Sole e così capire anche come l’atmosfera del gigante gassoso si modifica. LEGGI TUTTO

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    Laowa 15mm T4.8 Zero-D Shift Cine e 20mm T4.1 Zero-D Shift Cine

    Laowa ha annunciato il lancio di due nuovi obiettivi cinematografici: il 15mm T4.8 Zero-D Shift Cine e il 20mm T4.1 Zero-D Shift Cine. Entrambi i modelli offrono la funzionalità di decentramento e sono progettati per sensori full-frame e Vista Vision, con un cerchio d’immagine ampio di Φ65,2 mm.
    Laowa 15mm T4.8 Zero-D Shift Cine e 20mm T4.1 Zero-D Shift Cine

    Gli obiettivi decentrabili specificamente progettati per il cinema sono piuttosto rari e anche questa volta Venus Optics si conferma un marchio in grado di portare interessanti innovazioni alla portata di molti, come già avvenuto in passato con le sue ottiche Macro e con i super grandangolari. In questo caso siamo di fronte a ottiche Cine progettate per sensori full-frame e Vista Vision: i nuovi obiettivi Laowa 15mm T4.8 Zero-D Shift Cine e 20mm T4.1 Zero-D Shift Cine vantano una capacità di decentramento fino a ±11 mm e offrono una distorsione minima grazie alla tecnologia Zero-D, già molto apprezzata sulle ottiche Laowa in passato. Con un ampio cerchio d’immagine di Φ65,2 mm, risultano particolarmente adatti per riprese architettoniche e panoramiche. Inoltre, la distanza di messa a fuoco ravvicinata (20 cm per il modello 15mm e 25 cm per il 20mm) amplia le possibilità creative, permettendo di ottenere risultati molto interessanti in situazioni molto particolari.
    Dotati di attacchi intercambiabili (PL, EF, RF, Z, L, E), gli obiettivi sono pensati per adattarsi a una vasta gamma di sistemi di ripresa, offrendo flessibilità e convenienza ai professionisti. La funzione di decentramento non solo elimina i riflessi indesiderati, ma garantisce un controllo assoluto sulla prospettiva, semplificando il lavoro in post-produzione.
    Prezzi e disponibilità
    Entrambi i modelli sono disponibili al prezzo di €2.090,00 + IVA e possono essere acquistati attraverso il sito ufficiale di Laowa o presso i rivenditori autorizzati.
    Caratteristiche tecniche principali

    Capacità di decentramento: ±11 mm per sensori full-frame (±9 mm per sensori Vista Vision).

    Tecnologia Zero-D per distorsione minima.

    Distanze di messa a fuoco ravvicinate: 20 cm (15mm) e 25 cm (20mm).

    Innesti intercambiabili (PL, EF, RF, Z, L, E).

    Questi obiettivi sono stati progettati per garantire un controllo maggiore sulla prospettiva e una distorsione minima, riducendo la necessità di post-produzione. Offrono inoltre una flessibilità di utilizzo grazie agli innesti intercambiabili. LEGGI TUTTO

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    Una spirale in cielo nel nord Italia: niente paura, è un razzo spaziale SpaceX e vi spieghiamo il perché

    Nelle scorse ore nei cieli dell’Europa centrale (Italia compresa) è stato possibile vedere una “strana” spirale dall’apparenza quasi aliena, ma ovviamente gli alieni non ne sono responsabili. Si è trattato infatti del deorbit burn del secondo stadio di un razzo spaziale SpaceX Falcon 9, il vettore che ha lanciato la missione NROL-69 nelle in precedenza dalla Cape Canaveral Space Force Station in Florida. Si tratta di un fenomeno non così raro ma che può essere visibile solo in determinate condizioni.

    Il lancio del razzo spaziale Falcon 9 per la missione NROL-69 è avvenuto dallo Space Launch Complex 40 (SLC-40) alle 18:48 di ieri (ora italiana) con una missione dedicata a un carico utile non precisato, come spesso accade per il National Reconnaissance Office, che gestisce i satelliti spia (di varia natura) per il Dipartimento della Difesa statunitense. L’unica comunicazione ufficiale cita “questa missione porta un carico utile della sicurezza nazionale progettato, costruito e gestito dal NRO”. Il primo stadio, codice B1092, era al suo secondo volo con la prima missione che era dedicata a Starlink. Come previsto, il primo stadio è rientrato dopo pochi minuti alla Landing Zone 1.

    La spirale nel cielo causata dal Falcon 9 in alcune immagini (fonte)
    Tornando alla “strana” spirale in cielo, questa è stata visibile in un’ampia zona dell’Europa compresa tra il Regno Unito, la Francia, l’Italia settentrionale, Russia, Ucraina e altre zone. Come scritto sopra, si è trattato di un deorbit burn del secondo stadio del Falcon 9, con l’accensione dei motori e l’espulsione di propellente aggiuntivo per permettere il suo rientro atmosferico e la distruzione.

    La spirale nel cielo causata dal Falcon 9 nelle zone vicino a Russia e Ucraina (fonte)
    Stando all’astronomo Jonathan McDowell il deorbit burn sarebbe avvenuto intorno alle 21:00 di ieri (ora italiana). A causa della quota elevata, il propellente è stato “illuminato” dagli ultimi raggi di Sole mentre sulla superficie era già sera inoltrata rendendo più evidente il contrasto. Questa è una procedura standard per permettere la riduzione dei detriti spaziali con il secondo stadio che ha raggiunto poche decine di minuti dopo una zona sopra l’Oceano Indiano, distruggendosi al rientro negli strati bassi dell’atmosfera terrestre. Si tratta della seconda missione per l’NRO in pochi giorni, dopo NROL-57, che è servita per portare in orbita satelliti dedicati alla costellazione Starshield. LEGGI TUTTO

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    La nuova immagine del telescopio spaziale James Webb mostra una galassia a spirale e Herbig-Haro 49/50

    Non solo esopianeti, il telescopio spaziale James Webb permette di catturare immagini decisamente suggestive di oggetti celesti molto distanti tra loro. Un esempio è l’ultima immagine rilasciata che mostra il deflusso di Herbig-Haro 49/50 (HH 49/50) con una galassia a spirale, molto più distante, che sembra però essere posizionata appositamente in modo da essere la “ciliegina sulla torta”. Come sempre queste immagini sono sia a scopo divulgativo ma anche ricche di interessanti dati scientifici per i ricercatori che impiegano il prezioso tempo di osservazione del JWST per raccogliere informazioni utili sull’Universo che ci circonda.
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    La nuova immagine utilizza una combinazione dei dati di NIRCam (nel vicino infrarosso) e MIRI (nel medio infrarosso) così da poter avere una nuova vista dettagliata di Herbig-Haro 49/50, che si trova a circa 630 anni luce dalla Terra nella costellazione del Camaleonte in una zona di formazione stellare attiva tra le più vicine al nostro Pianeta. Gli scienziati hanno impiegato i filtri F200W, F335M, F444W, F470N per NIRCam e F770W per MIRI assegnando rispettivamente i colori blu, ciano, verde e rosso.
    Il telescopio spaziale James Webb e Herbig-Haro 49/50
    In quel sistema una stella sta emettendo deflussi di gas e polveri che creano quella struttura che occupa la parte centrale dell’immagine ed è di forma allungata. Le dimensioni sono decisamente importanti, estendendosi per alcuni anni luce mentre questi deflussi si stanno allontanando in direzione opposta a quella dove si trova il nostro Pianeta a una velocità di 100 km/s fino a 300 km/s. L’impatto di questo deflusso con la materia che si trova nello Spazio la riscalda prima per poi raffreddarsi man mano che si allontana emettendo così nel visibile e nell’infrarosso.

    Click sull’immagine per ingrandire
    Herbig-Haro 49/50 non è stata scoperta dal telescopio spaziale James Webb ma quest’ultimo, grazie alla tecnologia avanzata, può catturare dettagli interessanti per i ricercatori. Sullo sfondo ci sono poi altri elementi, ben più distanti, compresa una galassia a spirale che sembra essere posizionata sulla punta della struttura centrale. Si tratta ovviamente di una prospettiva forzata che però rende il quadro cosmico ancora più appagante, anche esteticamente.
    Grazie a NIRCam e MIRI del JWST è stato possibile individuare diverse molecole come idrogeno riscaldato, monossido di carbonio, polvere e altro ancora. Capire come le molecole interagiscono tra loro e come vengono modellate nello Spazio consentirà ai ricercatori di conoscere meglio questo ambiente così particolare. La struttura del deflusso sarebbe anche influenzata da una protostella di classe I chiamata Cederblad 110 IRS4 che si trova nell’angolo in basso a destra nell’immagine del telescopio spaziale James Webb e che si trova a 1,5 anni luce da HH 49/50. LEGGI TUTTO

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    Daniele Barraco: ho sempre voluto entrare in mondi diversi, essere un outsider

    Daniele Barraco, come è avvenuto il passaggio dalla musica alla fotografia? Ho sempre fatto musica evocando mentalmente delle immagini. Ero in sala prove e cercavo di creare una sequenza visiva di una colonna sonora. Succedeva sia quando suonavo, sia quando ascoltavo musica. Avevo delle immagini statiche costruite in testa, dei frame che non si muovevano, […] LEGGI TUTTO

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    James Balog: in “Chasing Ice” ho voluto trasformare la conoscenza in percezione

    James Balog, quando ho visto il documentario Chasing Ice ho pensato che fosse la conferma che la fotografia non deve essere bella, estetica, ma che deve servire a qualcosa. Per quel lavoro, hai posizionato decine di macchine fotografiche nei ghiacciai per documentare gli effetti del cambiamento climatico. Sono nati dei timelapse fondamentali per vedere gli […] LEGGI TUTTO