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Quattro chiacchiere con Dr. Andreas Kaufmann, l’uomo della rinascita di Leica in chiave moderna

Stare al passo coi tempi è l’unico modo per un’azienda per continuare a operare in un mondo che cambia, soprattutto per attraversare quelle piccole e grandi rivoluzioni di cui la storia è testimone.

Quando un’azienda ha una forte eredità, a volte lo stare al passo coi tempi è un’impresa difficile, con la tentazione di guardare più al passato che al futuro. Quando si parla di Leica i più potrebbero pensare che sia un’azienda con lo sguardo più rivolto al suo glorioso passato, invece, parlando con l’uomo che è stato la fautore della rinascita del marchio teutonico, le cose sono ben diverse.

Dr. Andreas Kaufmann: fautore della rinascita di Leica in chiave moderna

Dr. Andreas Kaufmann a Milano in occasione del rinnovo del Leica Store

Per chi segue il mondo fotografico, Dr. Andreas Kaufmann è un personaggio sicuramente molto noto: risale al 2004 il suo primo investimento in Leica Camera con l’acquisto di circa il 27% delle quote, trasformato poi nel 96,5% due anni più tardi. Alla guida della compagnia Kaufmann ha avviato un processo di ristrutturazione dell’azienda e una campagna di rilancio. L’azienda in quegli anni aveva molti progetti in cantiere, ma non aveva la capacità di ‘metterli a terra‘. L’esperienza imprenditoriale e i capitali di Kaufmann hanno invece permesso al produttore tedesco di puntare dritto al nuovo millennio e soprattutto di abbracciare il digitale.

Pensate che già nel 2006 in Leica si parlava di collaborazioni nell’ambito dei telefoni cellulari, ben prima dell’esplosione del mercato dei CameraPhone. Per avere un’idea, uno dei primi telefonini ad aprire il varco nel segmento dei cameraphone è il Nokia N95 del 2007. Nel 2006 Leica aveva avviato progetti con Siemens, già progettando un sistema a 4 lenti, comprese lenti asferiche, in plastica: purtroppo Siemens Mobile fece una brutta fine, dapprima venduta dalla compagnia principale a BenQ, finita poi in amministrazione controllata e fallita poi nel 2007.

Tornando all’ingresso di Kaufmann in Leica, nel 2006 il soggetto che deteneva la fetta più grossa delle azioni Leica Camera era la casa francese del settore del lusso Hermès, dopo l’investimento avvenuto nel 2000 sotto la guida di Jean Louis Dumas. L’approccio di una casa dedicata ai prodotti di lusso non era certamente quello adatto al momento di transizione del mercato della fotografia, sempre più orientato al digitale, e Leica Camera era in un momento di difficoltà.

Leica M8: il primo passo della famiglia M nel mondo digitale

In quegli anni era in fase di sviluppo finale ed è nato il primo iconico prodotto digitale del brand tedesco Leica M8.

Ho chiesto al Dr. Kaufmann, ripensando a quegli anni, cosa si aspettasse da un investimento in un’azienda come Leica. “Leica era una compagnia molto interessante, con molte persone intelligenti, molto dedicate alla fotografia, con grande passione. Ma c’erano due problemi. L’azienda era stata quotata in borsa nel 1996, ma non aveva raccolto grandi capitali dall’operazione, risultando sotto capitalizzata. Il secondo non era legato a Leica, ma era un problema squisitamente tecnologico: non era ancora disponibile la tecnologia delle microlenti. La ricerca su tale tecnologia era cominciata in Kodak nel 2004 ed era un tassello fondamentale per portare nel mondo digitale Leica M, che ha un innesto con tiraggio molto ridotto (27,80 millimetri). Solo a partire dal 2005 gli ingegneri Leica sono venuti da me dicendomi ‘Ora siamo in grado di farlo’. In effetti in pochi mesi fu pronta la M8, però ancora con un sensore in formato ridotto APS-H (27×18 mm NdR), visto che la tecnologia della griglia di microlenti non era ancora del tutto matura“.

Sotto la guida di Kaufmann l’azienda attraversò un periodo di profonda ristrutturazione, durato dal 2005 al 2009, anno in cui con Leica M9 il processo di digitalizzazione di Leica M9 raggiunse la prima maturità. Da lì la strada fu ben tracciata, con la più compatta fotocamera full frame a quel tempo sul mercato (Leica M9), con Leica X1, che portò il sensore APS-C nel mondo delle compatte e con Leica S2, che invece porto il produttore tedesco nel mondo delle medio formato digitali. “In poco meno di 5 anni siamo riusciti a proiettare Leica nella modernità” mi ha detto con un pizzico di orgoglio il Dr. Kaufmann.

È interessante notare come le competenze digitali esistevano in Leica Camera già da molti anni. “Leica ha avviato un dipartimento di sviluppo delle tecnologie digitali già nel 1994, e dico millenovecentonovantaquattro! Già nel 1996 era pronta la prima fotocamera digitale, la Leica S1. Però era un incubo: a quei tempi non esistevano gli attuali sistemi di memorizzazione ed era necessario utilizzare le cassette. Sì, proprio le cassette a nastro magnetico di Philips“.

Negli anni della ristrutturazione non ci siamo dedicati però solo agli aspetti tecnologici, ma abbiamo costruito anche il nostro modello di business, che rimane un unicum nel mondo della fotografia: curiamo direttamente in tutto il mondo la distribuzione dei prodotti. Un punto fondamentale fu poi dal 2006 in poi il concetto di Leica Store. È curioso notare come il primo negozio Leica lo abbiamo aperto a Tokyo nel quartiere di Ginza, nel cuore dell’industria fotografica giapponese. Curare direttamente la distribuzione e i negozi per noi è un punto fondamentale. Abbiamo un rapporto veramente diretto con i nostri clienti. Il modello che prevede dei distributori per i diversi paesi non permette questo contatto diretto: alla fine per un’azienda che produce macchine fotografiche chi è il vero cliente? L’utente finale che compra dal negozio che si è rifornito da un distributore o il distributore che è quello che fisicamente compra e paga le fotocamere?

Leica e la Mobile Photography: una storia più lunga di quanto possa sembrare

Nel frattempo abbiamo cominciato a sviluppare altre idee, in particolare con i marchi della telefonia. Già nel 2006. Nel 2008 aveva già un accordo con Motorola, che poi è saltato e negli anni 2010/11 siamo stati in discussione con Vertu, che produceva telefoni di lusso su base Nokia. Di base non ci sono differenze concettuali tra una fotocamera come Leica M11 e quella di uno smartphone: ci sono un’ottica e un sensore. Ma il form factor di un telefono non può essere quello di una fotocamera con ottica sporgente, lo smartphone deve stare in tasca. Ci sono stati un paio di esperimenti di telefoni con ottica di grandi dimensioni e sporgente, ma nessuno li ha mai davvero comprati. Prendi l’iPhone 14, l’ottica sporge di 4/6 millimetri per una semplice questione di leggi della fisica, ma i consumatori farebbero fatica ad accettarne di più“.

L’ottica è una parte del sistema, poi c’è quello che succede dentro, con il sensore e il processore che ‘dipingono’ le immagini sulla base della luce catturata. Negli smartphone è necessario più software, essendo ottiche e sensori più piccoli. In quel settore tieni presente che la nostra esperienza era davvero lunga, datata 1994, fin dagli albori del digitale. Abbiamo continuato quindi a guardarci in giro e alla fine è arrivato questo produttore poco conosciuto al grande pubblico: Huawei. Dopo due anni di negoziazioni siamo arrivati al primo prodotto co-ingegnerizzato nel 2016 – Huawei P9 – e a quel punto la gente si è resa conto di quello che si poteva fare con un cellulare. Abbiamo poi continuato lo sviluppo con loro, che però quest’anno ha visto la parola fine per colpa delle sanzioni. Siamo poi stati contattati da Xiaomi per lo stesso discorso di co-ingegnerizzazione, ma ci siamo invece spinti più in là nel 2021 con il Leitz Phone, creato per il mercato giapponese in collaborazione con Sharp, che è stato influenzato maggiormente da Leica”.

Rimaniamo molto legati al settore mobile per un semplice motivo: lo smartphone è la fotocamera che tutti hanno. E ce l’hanno sempre in tasca. La usiamo per prendere appunti (ad esempio per fotografare un biglietto da visita), ma soprattutto per comunicare con amici e parenti, per far sapere loro dove siamo, cosa facciamo, cosa mangiamo. Gli smartphone creano immagini memorabili? Probabilmente no, ma fanno fotografie utili. Fai foto in modo semplice e le puoi condividere immediatamente. Per l’80/85% delle persone è più che sufficiente. Credo che Leica sia l’unico marchio che sia stato attivo in questo settore per un periodo così lungo, dal 2006. Quando qualcuno mi chiede ‘Avete sentito l’impatto dei telefonini?’ io rispondo ‘No, perché? Oggi tutti sono dei fotografi’. Naturalmente non c’è confronto possibile con una fotocamera [e indica la Leica M11 che ha appoggiato sul tavolo] e la differenza sta semplicemente nell’ottica e nel sensore, nelle leggi della fisica“.

Oggi il tema è quello dell’Intelligenza artificiale e abbiamo già fatto molte ricerche in merito, di cui però non abbiamo al momento mostrato molto. Un’applicazione è stata la Leica M10 creata per il centenario dell’American Society of Cinematographers con due distinti modi di utilizzo basati sull’IA, di cui uno focalizzato a produrre immagini dall’aspetto cinematografico. L’altro è la correzione della prospettiva che abbiamo inserito in M10 e in M11, che permette di raddrizzare le linee cadenti in modo automatico nelle fotografie di architettura scattate con ottiche grandangolari“.

Abbiamo poi lavorato, per il Leitz Phone 2, a quello che chiamiamo Leica Look, cercando di replicare tramite software la resa di alcune ottiche particolari. Ogni ottica ha le sue correzioni, ma ha anche i suoi difetti, e questi rappresentano il carattere di ogni lente. Quello che vedi [e torna a indicare la sua Leica] è un 35mm F1.4 prodotto in Canada negli anni ’70 in solo 800 pezzi che ha un suo particolare look“.

– Come mai la scelta di mettere un sensore così moderno [Quello da 61 megapixel con sistema di accorpamento dei pixel e file RAW anche a risoluzione ridotta] su una Leica M e non magari su un modello più ‘moderno’, per esempio una Leica SL?

Per noi Leica M è qualcosa di speciale, è il prodotto più iconico e adottiamo una strategia che riesca a unire modernità e tradizione. Leica M è il coltellino svizzero della fotografia. È anche una fotocamera che io definisco ‘arrogante’, nel senso che ti obbliga a mettere a fuoco, non fa il lavoro per te. Il senso del nuovo sensore su Leica M è anche legato a questo, è una fotocamera che non ha le complicazioni dell’autofocus; anche sul fronte delle ottiche, dove possiamo costruire degli obiettivi luminosi, come questo 35mm F1.4, ma anche molto compatti, cosa impossibile nei sistemi autofocus“.

Abbiamo tracciato, poi, una roadmap molto solida per i prossimi 5/6 anni con evoluzioni importanti per tutti i modelli: M, SL, S e anche le compatte“.

– Anche le compatte?

Si, oggigiorno siamo l’unico produttore che per posizionamento di prezzo può ancora investire sulle compatte, anche grazie al posizionamento di prezzo che siamo riusciti a mantenere in questi anni, nonostante la crisi del segmento. D’altro canto le fotocamere compatte rispondono ancora ad alcune esigenze di alcuni utenti, come la necessità di avere un vero zoom in una fotocamera tascabile, cosa che al momento gli smartphone ancora non riescono realmente a dare“.

Quella con Dr. Andreas Kaufmann è stata una chiacchierata molto interessante, che ha toccato anche molti altri temi a latere della fotografia. Nonostante sia uno dei personaggi più influenti della contemporaneità fotografica, Kaufmann è una persona molto disponibile a cui piace parlare non solo di Leica, ma anche della fotografia e della tecnologia a tutto tondo. È stato interessante vedere come la ricerca dell’equilibrio tra tradizione e innovazione sia un processo in continua evoluzione e come accanto agli sviluppi delle fotocamere digitali continui anche il supporto a chi ama scattare in pellicola: proprio dalla conversazione con Kaufmann ho scoperto, ad esempio, che – anche grazie al lancio della nuova Leica M6 – Leica è attualmente il primo produttore mondiale di fotocamere analogiche, con ben pezzi prodotti all’anno su diverse linee.


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